corsa, running

Un anno fa, i miei 40km alla Maratona di Roma!

 

Un buon risultato è fare il meglio possibile.
Wooden

ramona 200 x 125 

Sono qui. Griglia C, con il mio braccialetto e il pettorale verde. L’atmosfera è surreale: sembra essere una splendida giornata, poche nuvole sopra la testa e un’arietta fresca che mi fa venire la pelle d’oca. Intorno a me, ammiro le meraviglie di Roma: il Colosseo (che mi fa vibrare il cuore), i Fori Imperiali (che mi fanno già sognare l’arrivo). Poi, lì davanti, tantissimi atleti, quelli forti, quelli che la maratona se la sbranano in poco più di ore.

Parte l’Inno di Mameli e mi commuovo. Chiamo mia mamma e le faccio sentire le note che mi circondano, per regalarle qualche istante di questa immensa magia. Respiro forte, la mente vola, e cerco di stare tranquilla, senza avere paura di quello che mi aspetta.
Dopo la presentazione dei Top Runners, tra cui Alex Zanardi e Giorgio Calcaterra, parte la prima onda. Manca poco. Respiro forte. Parte anche la seconda. Count down, tocca alla mia. Ci siamo. 3, 2, 1… VIA!

Il ritmo è abbastanza veloce: vengo travolta da tantissimi runners colorati che corrono al mio passo, quello di quando ero in forma a Firenze. Ma questa volta è diverso: dopo una intensa preparazione a gennaio e febbraio, la mia gambetta sinistra ha dato i primi segni di cedimento. E il mese di marzo è passato veloce senza riuscire a rispettare la tabella del #CoachTower e senza fare tutti i lunghi prefissati. Non sono pronta per questa maratona, ma non volevo rinunciare.
Da qualche parte, fra un paio d’ore, spero di incrociare mio marito e i miei bimbi, che mi hanno accompagnata in questa splendida avventura. Non posso non partire. Non posso mollare. Loro sono e saranno la mia forza.

Passiamo il Circo Massimo e fin da subito la corsa è rallegrata dalla musica delle bande, dal tifo ai bordi delle strade e dalle prime battute dei runners romani.
[“Daje regà, che il grosso l’avemo fatto!” – seguono improperi vari e motivati – “Aooo, almeno semo partiti!”]

Bellissimo il passaggio sul ponte Settimia Spizzichino…
[“Aò, nun c’avemo nulla da invidià a Niu IoK. Pure il ponte c’avemo. Ma che volete de’ più??”]

Il gruppo iniziale comincia a diradarsi, mi sembra che tutti vadano velocissimo. Cerco il mio passo, più lento, devo contenermi per non morire alla fine. Ma vorrei andare, lasciare libere le gambe di girare. Mi aggrego ai Peacers delle 4 ore e passiamo l’Isola Tiberina, dove il tifo è tanto e forte. Leggo un cartello “Dajeeeeeeeeee” che ritroverò altre volte, lungo tutto il percorso. Che forti questi romani!

Mi sento bene, le gamba tiene, i tape stanno facendo il loro dovere. Il fiato è ok, le spalle sono rilassate, i piedi appoggiano regolari.
Siamo quasi al 18° ma arriva la crisi. Nella testa un pensiero fisso: ma davvero pensi di arrivare al traguardo, con il poco allenamento fatto? Guarda che forse è meglio se torni alla realtà, perché da qui in poi sarà dura.
Ma dopo pochi metri, li vedo. Eccoli. I miei tesori! Li tocco, li bacio, li ringrazio e riparto. Con il cuore a mille, le lacrime che scendono spontanee e la testa leggera, senza quel pensiero brutto. E si entra in via Della Conciliazione. Alzo gli occhi e davanti a me, sua maestà, la Basilica di San Pietro, che ci accoglie a braccia aperte, e sembra proteggerci per tutto questo pezzo. Pazzesco. Anche qui il tifo internazionale è immenso.
Corri, Ramo’, corri. Dai che siamo a metà. Guardo il Garmin e ho lo stesso tempo dei primi 21k della maratona di Firenze. Incredibile. E penso che fino a qui sono arrivata. Ora usiamo la testa.

Fa caldo, caldissimo. Fino ad ora ho fatto tutti i ristori e spugnaggi. Dalla mezza al 30° km ho subito un po’ il paesaggio: di questo pezzo non ho ricordi molto lucidi. Mi affido ai consigli e agli incitamenti dei Peacers. Uno mi affianca e dice di conoscermi: gli ricordo che abbiamo corso un pezzo di lungo al Parco di Monza, organizzato da Renzo Barbugian. Sicuramente il passo è più lento e avverto il bisogno di fermarmi a un bagno chimico. Perdo così i palloncini rosa. Ora sono “sola”, e devo lasciare spazio al cuore.
Arrivo al 35° e ho setissima: prendo una bottiglietta e me la porto fino al 40°.
Ritrovo i miei al 36°, in Piazza Navona, ma capisco dallo sguardo sconsolato dei miei bimbi che non devo essere un bello spettacolo. Sono stanca, le gambe tutto sommato reggono, ma i piedi sono doloranti. Sono stanca, cavolo. E mi mancano tutti quei km che avrei dovuto fare e mi sono persa.
Però sono arrivata fino a qui. Non guardo più il Garmin, che oggi mi è nemico. Manca poco, è quasi fatta. Non devo mollare. Intorno a me, anche i maratoneti più vivaci, si sono placati. Ci si affianca, si scambiano sguardi, il silenzio ci accompagna.
Arrivo in Piazza Loreto e so che mi stanno aspettando. “Vai mamiiiiii, è finitaaaaa!”.
Vado, vado. E dopo la curva di Piazza Venezia vedo il traguardo. Porcaccia quanto è bello. Le gambe vanno da sole, fortunatamente è tutta discesa. Ecco perché gli ultimi due km volano.

È finita. Il tempo è ben oltre a quello “sognato” all’inizio della preparazione. Ma non importa. Oggi ho una medaglia stupenda al collo. Davanti a me il Colosseo. Il monumento che più è piaciuto ai miei bimbi. E con il pensiero e con il cuore, ringrazio tutti coloro che in questi mesi mi sono stati accanto e mi hanno incoraggiata.
Alla fine le mie amiche maratonete Giorgia e Ilaria avevano ragione: Roma è Roma. E se vuoi correre una maratona, questa è la Regina per eccellenza.

emozioni, inverno, sogni

Il mio bilancio di fine anno…

January

Come ogni inizio anno, mi ritrovo a chiudere gli occhi, cercando di scorrere le immagini di quello che è stato l’anno appena concluso.

Ho provato a fare una sorta di bilancio, perché ogni anno cerco di stare un po’ meglio del precedente, cerco di migliorarmi, e di migliorare la vita delle persone che amo. Ogni anno un pochino di più, sempre in continua crescita.

Per me il 2014 è stato decisamente impegnativo dal punto di vista lavorativo. Avevo delle situazioni importanti da affrontare, con nuove responsabilità assegnate a cui ho fatto fronte, sempre con un po’ di ansia (che mi viene ogni volta in cui mi devo cimentare in qualcosa di nuovo – e chi mi conosce lo sa!!!), ma anche con tanta grinta e voglia di fare.

Ho cercato di investire il mio know how e la mia esperienza in ogni imprevisto o spiacevole situazione che mi si sono presentati. E posso dire, a conti fatti e a testa alta, che me la sono cavata dignitosamente.

Poi però arriva il momento in cui ci si ferma a riflettere e quando l’ho fatto, ho realizzato che forse non era esattamente quello che volevo. O meglio, avevo dato così tanto da sentire la necessità di prendermi del tempo per me e per riflettere. E ho cercato di focalizzarmi su ciò che per me è veramente importante, spostando la mia attenzione da quello che volevo ottenere a come mi volevo sentire.

Sono partita da questo: ho riscoperto i miei piccoli momenti di felicità e ho riorganizzato più me stessa di tutto il resto.

Ed ancora da qui sto ripartendo. Essere me stessa, fortemente e coraggiosamente.

Ecco il mio augurio per questo 2015. Concentrarmi sempre sul “dovere” (che per noi mamme è un MUST), ma non anteporre sempre il dovere al piacere.

Se ho voglia di prendermi quella mezz’ora per leggere un libro, lo faccio. Se ho voglia di fare una passeggiata in solitaria, me la concedo all’uscita dall’ufficio. Se ho voglia di giocare con i miei figli e ritardare la preparazione della cena, lo faccio.

Credo che essere se stessi voglia dire ascoltarsi, e darsi fiducia. Ogni attimo che viviamo ci insegna qualcosa, accresce le nostre vite, ci rende migliori. Alla scoperta e conquista della propria identità. Che mi pare un traguardo bellissimo.

Poco prima che finisse, il 2014 mi ha portato una grande novità: un nuovo lavoro. Che mi metterà alla prova, che mi darà la possibilità di imparare cose nuove, conoscere nuovi colleghi e clienti, ma soprattutto mi darà la possibilità di essere me stessa (e lo spero vivamente!).

Per cui, mettiamoci sotto e diamo inizio a questo sfavillante anno, con un augurio che lo sia per tutti!

NEW YEAR