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CELEBRA #20ANNIBELLISSIMI con AVON RUNNING

Avon Italia presenta la 20esima edizione di Avon Running, la prima corsa dedicata alle donne, che torna anche quest’anno a Milano il 14 e 15 ottobre, per un week end all’insegna della bellezza, dello sport, del divertimento e della solidarietà.

Sono aperte ufficialmente le iscrizioni per le corse di Milano: 5 e 10 km non competitive; per le Run Lovers che amano le sfide c’è la 10 km competitiva.

È possibile iscriversi on line sul sito www.avonrunningtour.it, nei punti iscrizione selezionati o direttamente on site, al Villaggio Avon Running.

Un appuntamento storico che ha contribuito a promuovere la passione per la corsa. Avon Italia infatti è riuscita a raccogliere durante questi #20annibellissimi più di 7,5 milioni di euro, devoluti a progetti di prevenzione, cura e ricerca nella lotta contro il tumore al seno.

L’edizione 2017, organizzata in collaborazione con la società di promozione sportiva Friesian Team, sarà principalmente dedicata alle nuove generazioni. Quest’anno, infatti, Avon Running punta a sostenere Fondazione IEO-CCM e LILT Bari con due progetti diversi per un unico obiettivo: la prevenzione del tumore al seno in età giovanile e la ricerca sull’incidenza correlata alla familiarità. Si, perché il tumore si sconfigge solo attraverso la corretta prevenzione che è diversificata per fascia d’età e caratteristiche personali, come il patrimonio genetico.

Quest’anno con Avon Running #vincechicorre. Per la prima volta Avon Running punta ad ampliare la raccolta fondi dando la possibilità a chiunque di donare direttamente online. L’appello di Avon è esteso a tutti, con l’obiettivo di unire nuove e vecchie generazioni, invitandole a correre, fianco a fianco verso un unico traguardo: sconfiggere il tumore al seno.

COME FUNZIONA?

L’appuntamento sarà all’interno del Villaggio Avon Running a Milano, sabato 14 e domenica 15 ottobre: un week end all’insegna di benessere, divertimento, sport e solidarietà.

Ovviamente potranno partecipare anche gli “uomini che vogliono supportare ed essere al fianco delle donne”, cioè a tutti coloro che credono nell’uguaglianza di genere e che vogliono che le loro amiche, mogli, figlie, sorelle e madri siano libere da ogni pregiudizio.

Partner tecnico in questa bellissima avventura è Diadora, che vestirà tutti i partecipanti con l’esclusiva maglia ufficiale 2017!

{Melissa Satta, madrina dell’evento}

Inoltre, proprio per il ventesimo compleanno di Avon Running, RDS 100% Grandi Successi, sarà media sponsor e radio ufficiale, animando il Villaggio Avon Running con diverse iniziative speciali

Per informazioni, iscrizioni e donazioni QUI.

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Un anno fa, i miei 40km alla Maratona di Roma!

 

Un buon risultato è fare il meglio possibile.
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Sono qui. Griglia C, con il mio braccialetto e il pettorale verde. L’atmosfera è surreale: sembra essere una splendida giornata, poche nuvole sopra la testa e un’arietta fresca che mi fa venire la pelle d’oca. Intorno a me, ammiro le meraviglie di Roma: il Colosseo (che mi fa vibrare il cuore), i Fori Imperiali (che mi fanno già sognare l’arrivo). Poi, lì davanti, tantissimi atleti, quelli forti, quelli che la maratona se la sbranano in poco più di ore.

Parte l’Inno di Mameli e mi commuovo. Chiamo mia mamma e le faccio sentire le note che mi circondano, per regalarle qualche istante di questa immensa magia. Respiro forte, la mente vola, e cerco di stare tranquilla, senza avere paura di quello che mi aspetta.
Dopo la presentazione dei Top Runners, tra cui Alex Zanardi e Giorgio Calcaterra, parte la prima onda. Manca poco. Respiro forte. Parte anche la seconda. Count down, tocca alla mia. Ci siamo. 3, 2, 1… VIA!

Il ritmo è abbastanza veloce: vengo travolta da tantissimi runners colorati che corrono al mio passo, quello di quando ero in forma a Firenze. Ma questa volta è diverso: dopo una intensa preparazione a gennaio e febbraio, la mia gambetta sinistra ha dato i primi segni di cedimento. E il mese di marzo è passato veloce senza riuscire a rispettare la tabella del #CoachTower e senza fare tutti i lunghi prefissati. Non sono pronta per questa maratona, ma non volevo rinunciare.
Da qualche parte, fra un paio d’ore, spero di incrociare mio marito e i miei bimbi, che mi hanno accompagnata in questa splendida avventura. Non posso non partire. Non posso mollare. Loro sono e saranno la mia forza.

Passiamo il Circo Massimo e fin da subito la corsa è rallegrata dalla musica delle bande, dal tifo ai bordi delle strade e dalle prime battute dei runners romani.
[“Daje regà, che il grosso l’avemo fatto!” – seguono improperi vari e motivati – “Aooo, almeno semo partiti!”]

Bellissimo il passaggio sul ponte Settimia Spizzichino…
[“Aò, nun c’avemo nulla da invidià a Niu IoK. Pure il ponte c’avemo. Ma che volete de’ più??”]

Il gruppo iniziale comincia a diradarsi, mi sembra che tutti vadano velocissimo. Cerco il mio passo, più lento, devo contenermi per non morire alla fine. Ma vorrei andare, lasciare libere le gambe di girare. Mi aggrego ai Peacers delle 4 ore e passiamo l’Isola Tiberina, dove il tifo è tanto e forte. Leggo un cartello “Dajeeeeeeeeee” che ritroverò altre volte, lungo tutto il percorso. Che forti questi romani!

Mi sento bene, le gamba tiene, i tape stanno facendo il loro dovere. Il fiato è ok, le spalle sono rilassate, i piedi appoggiano regolari.
Siamo quasi al 18° ma arriva la crisi. Nella testa un pensiero fisso: ma davvero pensi di arrivare al traguardo, con il poco allenamento fatto? Guarda che forse è meglio se torni alla realtà, perché da qui in poi sarà dura.
Ma dopo pochi metri, li vedo. Eccoli. I miei tesori! Li tocco, li bacio, li ringrazio e riparto. Con il cuore a mille, le lacrime che scendono spontanee e la testa leggera, senza quel pensiero brutto. E si entra in via Della Conciliazione. Alzo gli occhi e davanti a me, sua maestà, la Basilica di San Pietro, che ci accoglie a braccia aperte, e sembra proteggerci per tutto questo pezzo. Pazzesco. Anche qui il tifo internazionale è immenso.
Corri, Ramo’, corri. Dai che siamo a metà. Guardo il Garmin e ho lo stesso tempo dei primi 21k della maratona di Firenze. Incredibile. E penso che fino a qui sono arrivata. Ora usiamo la testa.

Fa caldo, caldissimo. Fino ad ora ho fatto tutti i ristori e spugnaggi. Dalla mezza al 30° km ho subito un po’ il paesaggio: di questo pezzo non ho ricordi molto lucidi. Mi affido ai consigli e agli incitamenti dei Peacers. Uno mi affianca e dice di conoscermi: gli ricordo che abbiamo corso un pezzo di lungo al Parco di Monza, organizzato da Renzo Barbugian. Sicuramente il passo è più lento e avverto il bisogno di fermarmi a un bagno chimico. Perdo così i palloncini rosa. Ora sono “sola”, e devo lasciare spazio al cuore.
Arrivo al 35° e ho setissima: prendo una bottiglietta e me la porto fino al 40°.
Ritrovo i miei al 36°, in Piazza Navona, ma capisco dallo sguardo sconsolato dei miei bimbi che non devo essere un bello spettacolo. Sono stanca, le gambe tutto sommato reggono, ma i piedi sono doloranti. Sono stanca, cavolo. E mi mancano tutti quei km che avrei dovuto fare e mi sono persa.
Però sono arrivata fino a qui. Non guardo più il Garmin, che oggi mi è nemico. Manca poco, è quasi fatta. Non devo mollare. Intorno a me, anche i maratoneti più vivaci, si sono placati. Ci si affianca, si scambiano sguardi, il silenzio ci accompagna.
Arrivo in Piazza Loreto e so che mi stanno aspettando. “Vai mamiiiiii, è finitaaaaa!”.
Vado, vado. E dopo la curva di Piazza Venezia vedo il traguardo. Porcaccia quanto è bello. Le gambe vanno da sole, fortunatamente è tutta discesa. Ecco perché gli ultimi due km volano.

È finita. Il tempo è ben oltre a quello “sognato” all’inizio della preparazione. Ma non importa. Oggi ho una medaglia stupenda al collo. Davanti a me il Colosseo. Il monumento che più è piaciuto ai miei bimbi. E con il pensiero e con il cuore, ringrazio tutti coloro che in questi mesi mi sono stati accanto e mi hanno incoraggiata.
Alla fine le mie amiche maratonete Giorgia e Ilaria avevano ragione: Roma è Roma. E se vuoi correre una maratona, questa è la Regina per eccellenza.

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Un anno fa, la mia prima Maratona!

Decidere di correre una maratona, per me, è stata una scelta pensata e voluta. E ho deciso che questa avventura sarebbe stata il mio regalo di compleanno, per i miei 40 anni. Le mie amiche mi hanno presa in giro e dato della matta; oggi posso dire che mi sono fatta il regalo più bello!

Ho scelto Firenze perché è una città che ho nel cuore e perché, a detta di tutti, è una delle maratone più belle.

Firenze ti prende per mano dal primo km fino al traguardo. E quello che ti lascia dentro è immenso e devastante. [Cit. Giorgia!]

Domenica mattina, dopo una notte insonne dalle 3.32, mi sento abbastanza tesa: ho persino lo stomaco chiuso e non riesco a fare una bella colazione come vorrei.

Comincio a stemperare un po’ la tensione mentre percorro i km per raggiungere il deposito borse: si respira già un’atmosfera magica… il lungarno, il Ponte Vecchio, l’Arno in cui si riflettono i colori del cielo semicoperto da nuvole, da cui fa capolino un timido raggio di sole.

Sole che finalmente inizia a splendere pochi secondi prima del via, suscitando un’ovazione e un applauso tra i runners già disposti in griglia. Una carica pazzesca!

Ovviamente, io sono nell’ultima, quella fucsia e siamo tantissimi: 10.000 iscritti, 8.179 atleti in gara, di cui circa 2.000 donne. Mi chiedo come farò a districarmi e uscire da quel gruppone che mi precede.

Infatti, per i primi tre km sono rimasta in un ingorgo, correndo ad un ritmo molto basso rispetto a quello che mi ero prefissata. Era impossibile aumentare il passo. Panico. Ma sto calma, penso che avrò tempo per recuperare, ho tanti km davanti a me.

Riesco a farlo verso il 7° e a prendere finalmente il ritmo, quando siamo in zona parco delle cascine, dove la strada è ampia e si riesce a correre bene.

Mi affiancano due runners della Società Barletta Sportiva (Michele e Damiano che ringrazio infinitamente!) che da quel momento diventano i miei compagni di passo, alternandoci per il ritmo e per recuperare terreno. Nel frattempo, incrocio due RD, Walter e Luca, li saluto e mi presento. Mi sento a casa!

Intanto comincio a prendere confidenza con questa corsa: i ristori, gli spugnaggi, le emozioni da contenere ad ogni cosa che ti capita.

Il tifo è forte e bellissimo: la gente ai bordi delle strade, i volontari presenti ovunque, le band musicali. Per non parlare dei Runner “atipici”: quello vestito da Geronimo che mi urla “Vai Ramona, vai all’attacco e sbranati Firenze”. Quello che corre con la parrucca bionda e uno vestito da dama.

Arrivo al trentesimo e sto bene. Purtroppo ho perso gli amici di Barletta, restando “sola” per tutto il resto del percorso. Però ho recuperato i palloncini delle 4:00 ore e per qualche metro resto con loro, perché il clima è bellissimo: urlano frasi di incoraggiamento e chi li segue risponde urlando. Io sto in silenzio, ascolto, guardo, catturo questi istanti e “tengo il fiato” come mi aveva consigliato il mio amico Max.

Arrivo al 36° e la fatica comincia a farsi sentire. Al 38° sono abbastanza in crisi: non guardo più il Garmin perché i minuti scorrono e io mi sento ferma. Sono in un limbo di sofferenza e fatica, ho una tremenda paura di non farcela.

Arrivo al 40° e c’è un ristoro. Ho pensato di non fermarmi perché temevo di non ripartire più. Ma purtroppo avevo sete: un volontario gentilissimo mi incita, mi passa prima un po’ di acqua e poi dei sali. E mi spinge con la mano, perché “non ti puoi fermare adesso”. Faccio dieci passi e riparto.

Ma il cervello è spento, non sento più i piedi, il cuore batte e il traguardo è lì.

Mi guardo attorno e vedo che siamo tutti nella stessa situazione.

Una delle cose più difficili, è stato vedere tanti runners stare male: chi bloccato dai crampi, chi da problemi di stomaco. Bruttissimo sentire uomini urlare che non ce la fanno più. Che non riescono ad andare avanti. E vorresti fare qualcosa, ma l’unica cosa che puoi fare e che ho la forza di fare è sfiorarli con una mano e regalare un sorriso.

Gli ultimi duecento mt li ho fatti piangendo. Ho guardato il cielo e ho mandato un bacio al mio papà.

Ce l’ho fatta. Non so ancora come, ma ce l’ho fatta.

Tremo, piango, sorrido, ringrazio il volontario che mi mette quella meravigliosa MEDAGLIA al collo e mi dice “sei stata brava”.

Eh sì, forse un pochino lo sono. Ho realizzato un sogno. Correre una maratona.

Un viaggio immenso, dentro sè stessi, bellissimo e devastante.

Oggi ripenso a ieri, rivivo istanti di quei 42km e mi commuovo, perché lo sento che nulla sarà più come prima. E sono ancora drogata di endorfine!

Ringraziamenti

Desidero ringraziare tutti gli amici che in questi mesi mi hanno seguita, mi hanno accompagnata tra tapasciate e competitive, mi hanno regalato i loro consigli e trucchi da maratoneti esperti. Vi ho pensato, e mentre lo facevo vi ringraziavo. Perché se ieri ho conquistato Firenze, lo devo anche a voi.

Grazie al “Runner Anonimi” che al traguardo mi ha chiesto se ero di Monza perché mi aveva vista allenarmi al parco, che si è commosso con me. Momento indimenticabile.

Dedico questa medaglia a mio marito Luca, per esserci sempre. E ai miei figli, Riccardo e Ludovica, perché possano coltivare le loro passioni, avere dei sogni e sapere che, sì, i sogni possono diventare realtà!

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La mia #WeOwnTheNight

Anche quest’anno ho partecipato all’evento organizzato da Nike a Milano, la mia seconda #WeOwnTheNight.

L’attesa è sempre il momento che preferisco: a parte i disagi organizzativi per raggiungere Piazza Gae Aulenti, cuore della manifestazione, visto lo sciopero indetto da ATM (per poi scoprire che la metro era attiva!), è bello cercare le altre runners che hai conosciuto solo virtualmente, ritrovarsi al punto d’incontro stabilito e sentirsi unite con la stessa voglia di divertirsi e correre. E’ stato quindi un piacere rivedere Martina, Betty, Gloria, Ilaria, Giorgia, e abbracciare le nuove #runningformommies!

Ero talmente agitata che l’unica cosa che sono riuscita a fare è riprendere qualche istante della fase di riscaldamento:

LA PARTENZA

Quest’anno, eravamo divise in tre griglie: viola per le runners esperte, verde per chi corre a passo medio e gialla per chi corre a passo “tranquillo”. Ho apprezzato la novità, perché l’anno scorso ero partita piuttosto in fondo ed avevo fatto davvero fatica ad “uscire” dal gruppone. La partenza è stata sempre lenta ma il gruppo di testa si è subito diramato e allungato. Ho però sofferto l’orario di partenza (ore 21,30): a mio avviso troppo tardi, anche perché dopo i primi km era già buio!

Rimango perplessa su certe giovani runners incontrate alla start line: una ragazza indossava una giacca pesantissima antivento e antipioggia, “perché le dà fastidio sentire l’aria fredda (27°!!!) addosso alla pelle e sulla maglia sudata”. [vabbuò, ma forse hai proprio sbagliato sport!]. E dopo il primo chilometro, ho realizzato che la maggior parte di quelle che indossavano il bracciale viola erano “chimere” perché le ho perse quasi subito. Del resto si sa, finire in qualche selfie delle vere top runner in prima fila ha il suo fascino!

IL PERCORSO

Percorso #weownthenight
Percorso #weownthenight

Sinceramente? Mi aspettavo molto di più. Nei giardini e nel parco Sempione la visibilità era davvero scarsa e spesso rischiavi di mettere i piedi in qualche buca… #nogood! In alcuni punti, ho corso praticamente da sola, tra il traffico [e pure una Limousine che faceva manovra!!] con il solito malumore dei milanesi imbruttiti (Dio, quanto siete insofferenti!!!) e la scarsa partecipazione di chi assisteva, indifferente, alla corsa. Alcuni pezzi li ho trovati proprio noiosi, e quindi mi divertivo a leggere gli #hastag impressi sul retro delle magliette di chi mi precedeva. Quella con #leonessa mi ha davvero sconvolta: purtroppo l’occhio mi è caduto sul “latoB” e ho pensato che l’# avrebbe potuto essere diverso. Per di più, già sei immensa proprio lì, ma perché anche il braghino “infrachiappe”? Perchè? Un’altra, molto carina, con tanto di chignon da ètoile della classica, correva sfoggiando il suo #runlikeabeast. Eddai. Poi c’era un terzetto con #Le Tap, ci ho messo poco a capire che probabilmente ironizzavano sulla loro statura. Carine. Infine, la migliore in assoluto, La Vale c’è!! Sia mai che non ce ne fossimo accorte!

Altre cose che non capisco, in contesti come questi, sono quelle che corrono con il k-way legato in vita, che poi scivola, che poi devi fermarti ad allacciarlo, che ti crea un’umidità pazzesca al giro vita e che, siamo realiste, dà fastidio mentre si corre. Oppure quelle che ti sorpassano ad un passo che manco la Straneo, e poi si fermano e camminano. Ma che comunque tagliano il traguardo prima di te. #misteridellacorsa. O ancora quelle che hanno corso copertissime, così se piove, sono attrezzata. Ma perché tutta sta sofferenza?

Ho adorato il boypacer che correva con la musica a manetta e ogni tanto incitava noi ragazze. Grazie davvero, anche se non sempre ho avuto la forza di urlare, mi hai dato una carica fottuta e aiutato in alcuni “istanti” di intensa fatica.

Quello che mi resta è il bellissimo ingresso in Arena, completamente illuminata di fucsia, anche se la musica di sottofondo, suggestiva inizialmente, alla fine stancava… Bello il passaggio in Duomo dove mi sono caricata sulle note di Emis Killa e bello il pezzetto finale sotto il portico: luminoso, brillante e allegro.

L’ARRIVO

Come sorpresa finale, l’arrivo era in leggera salita. E appena imboccato il rettilineo, sono stata travolta dal tifo dei ragazzi che erano ai lati. Grazie, ma davvero non ne avevo proprio più. Ho recuperato le energie e la lucidità mentale camminando nel percorso obbligato in cui ci è stato regalato il bracciale @sharethelove realizzato appositamente per l’evento.

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Al ristoro, c’erano succhi, acqua e barrette energetiche. Ma quando è arrivato il grosso della corsa, era praticamente irraggiungibile.

Sono curiosa di vedere le foto ufficiali, ho voglia di rivedere alcuni parti della corsa, che forse non mi sono goduta abbastanza. Pare ci fosse un pezzo con una mini orchestra di musica classica, che proprio mi è sfuggito [probabilmente ero in apnea…].

Questo è il mio photo collage ricordo. Ringrazio tutte le Amiche, vecchie e nuove, per aver condiviso questa #ExperienceRun. E a Chiara che mi ha seguita in diretta da casa (solo tu! Sei un mito!)

In diretta con Chiara
In diretta con Chiara

All’anno prossimo!

wont
La mia #WONT

P.s.: [non me ne vogliano le runners di cui ho scritto, la cosa è volutamente ironica. Vi lovvo e vi stimo sorelle!]

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Un sorriso che non si può dimenticare…

La sala è quasi piena, siamo tutti in attesa del suo arrivo. E quando raggiunge l’ingresso, quasi non me ne accorgo, solo il silenzio dell’attesa e un lieve brusio.

Giusy Versace

Lei è bellissima, cammina perfettamente e sorride. Un sorriso che esprime mille parole. Ed inizia il suo racconto, la sua testimonianza di vita.

Giusy Versace ha 28 anni, è nel pieno della sua vita: è bella, felicemente fidanzata, è una donna in carriera, vive in una stupenda famiglia ed è circondata da tantissimi amici. Il 22 agosto del 2005 decide di interrompere le sue vacanze estive per un imprevisto appuntamento di lavoro, noleggia una macchina ed imbocca la Salerno-Reggio Calabria. Ma a quell’appuntamento non arriverà mai, perché all’uscita di una galleria viene travolta da un temporale fortissimo che le fa perdere il controllo dell’auto, sbatte violentemete contro il guardrail che finisce sotto lo sterzo dell’auto, proprio all’altezza delle sue gambe.

In una frazione di secondo, Giusy si rende conto di quello che le è accaduto. In quel preciso istante deve decidere cosa fare: lasciarsi morire o affrontare la realtà. Capisce che la paura di morire è uguale alla voglia di vivere. Cerca di uscire dall’abitacolo, con le poche forze che le restano. Con la voce rotta dall’emozione, ci racconta di come inizia a pregare la Madonna, perché le dia la possibilità di trovare un modo per avvisare suo papà, perché lui saprebbe cosa fare, e perché ha paura che l’auto stia per esplodere e nessuno saprà mai che in quell’auto bruciata c’era lei. Finché arriva Salvatore, il primo automobilista che si ferma a soccorrerla, che  avvisa subito il padre di Giusy e chiama i soccorsi.

Quando riapre gli occhi, Giusy è nel reparto di rianimazione dell’Ospedale di Cosenza. E da qui inizia la sua avventura: i giorni in rianimazione, le notti in bianco perché non riesce a dormire e l’insonnia la tormenta, ed ogni volta che ci prova ha paura che se chiude gli occhi, muore. Giusy racconta del lunghissimo periodo vissuto presso il Centro protesi Inail di Budrio, a Bologna. Guarda le persone che la circondano: sono tutti disabili e amputati come lei, e la prima impressione che ha è quella di essere circondata da “mostri”. Come lei.

Lancia un messaggio forte:

la gente ha paura del “diverso”, la gente guarda perché non è abituata a vedere e non sa guardarti. Se ti poni in modo naturale anche gli altri ti percepiscono in modo naturale.

Ascolto con commozione il suo racconto. E mi chiedo come possa, questa Donna che è qui davanti a me, ad aver trovato la forza per vivere e superare tutto questo. E soprattutto, come possa sorridere così, e trasmettermi tutta la serenità e la grinta con cui me ne torno a casa.

Ho appena iniziato a leggere il suo libro, la storia della sua nuova vita: Giusy ora ha fondato una Onlus per dimostrare che “loro” esistono e per dare un’opportunità di vita migliore a chi ne ha bisogno. E corre. Ha iniziato per curiosità, per il gusto di farlo, perché lo sport è una grande terapia, aiuta a superare i propri limiti. Perché “se vuoi, puoi”!

E ci ha preso gusto! Giusy corre così forte che è Campionessa Italiana dei 200 e dei 100 metri. Guardate qui:

Non sono riuscita a non commuovervi, guardando Giusy in azione. Perché so quanta fatica si fa, per ottenere certi risultati. Non posso nemmeno immaginare quanti ne debba fare lei, ogni giorno, con le sue “gambe da corsa”.

E soprattutto, penso che il suo libro non poteva avere titolo migliore, perché davvero “con la testa e con il cuore si va ovunque”.

Con la testa e con il cuore si va ovunque: Storia della mia nuova vita (Ingrandimenti)

Questa è la dedica che mi ha fatto, e che farò leggere presto ai miei figli.

dedica