bomboniere, emozioni, eventi, famiglia, favola d'amore, Wedding

10 anni del nostro “Sempre”

Con qualche mese in anticipo, abbiamo festeggiato il nostro decimo anniversario di matrimonio.

Sabato scorso, la nostra Parrocchia ha celebrato la S. Messa degli Anniversari.

Devo ammettere che è stato molto emozionante rinnovare la promessa di matrimonio, con i nostri bimbi accanto che ci guardavano stupiti!

Per l’occasione, ho pensato ad una “bombo-bis” per ricordare questo traguardo. Mi sono affidata alla bravissima Milubi Tre che ha creato queste per noi:

Micaela è magica e riesce a trasformare un’idea, un pensiero, in pura emozione e creatività. Sul suo profilo IG potete ammirare tutte le sue opere d’arte.

Dopo la S. Messa, ci siamo recati in oratorio per un rinfresco e ricevere un dono dal nostro Don Pierangelo:

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La serata si è conclusa con una cena conviviale insieme a tutte le altre 29 coppie (decisamente più datate!!) e una golosa torta:

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emozioni, libri

Un tuffo nell’antica Birmania

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TRAMA

A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall’aspetto modesto, quasi miserabile. Il caldo è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, ma vuole scoprire il mistero legato a Tin Win, suo padre, che è scomparso all’improvviso, senza motivazione. Continua a leggere “Un tuffo nell’antica Birmania”

emozioni, inverno, sogni

Il mio bilancio di fine anno…

January

Come ogni inizio anno, mi ritrovo a chiudere gli occhi, cercando di scorrere le immagini di quello che è stato l’anno appena concluso.

Ho provato a fare una sorta di bilancio, perché ogni anno cerco di stare un po’ meglio del precedente, cerco di migliorarmi, e di migliorare la vita delle persone che amo. Ogni anno un pochino di più, sempre in continua crescita.

Per me il 2014 è stato decisamente impegnativo dal punto di vista lavorativo. Avevo delle situazioni importanti da affrontare, con nuove responsabilità assegnate a cui ho fatto fronte, sempre con un po’ di ansia (che mi viene ogni volta in cui mi devo cimentare in qualcosa di nuovo – e chi mi conosce lo sa!!!), ma anche con tanta grinta e voglia di fare.

Ho cercato di investire il mio know how e la mia esperienza in ogni imprevisto o spiacevole situazione che mi si sono presentati. E posso dire, a conti fatti e a testa alta, che me la sono cavata dignitosamente.

Poi però arriva il momento in cui ci si ferma a riflettere e quando l’ho fatto, ho realizzato che forse non era esattamente quello che volevo. O meglio, avevo dato così tanto da sentire la necessità di prendermi del tempo per me e per riflettere. E ho cercato di focalizzarmi su ciò che per me è veramente importante, spostando la mia attenzione da quello che volevo ottenere a come mi volevo sentire.

Sono partita da questo: ho riscoperto i miei piccoli momenti di felicità e ho riorganizzato più me stessa di tutto il resto.

Ed ancora da qui sto ripartendo. Essere me stessa, fortemente e coraggiosamente.

Ecco il mio augurio per questo 2015. Concentrarmi sempre sul “dovere” (che per noi mamme è un MUST), ma non anteporre sempre il dovere al piacere.

Se ho voglia di prendermi quella mezz’ora per leggere un libro, lo faccio. Se ho voglia di fare una passeggiata in solitaria, me la concedo all’uscita dall’ufficio. Se ho voglia di giocare con i miei figli e ritardare la preparazione della cena, lo faccio.

Credo che essere se stessi voglia dire ascoltarsi, e darsi fiducia. Ogni attimo che viviamo ci insegna qualcosa, accresce le nostre vite, ci rende migliori. Alla scoperta e conquista della propria identità. Che mi pare un traguardo bellissimo.

Poco prima che finisse, il 2014 mi ha portato una grande novità: un nuovo lavoro. Che mi metterà alla prova, che mi darà la possibilità di imparare cose nuove, conoscere nuovi colleghi e clienti, ma soprattutto mi darà la possibilità di essere me stessa (e lo spero vivamente!).

Per cui, mettiamoci sotto e diamo inizio a questo sfavillante anno, con un augurio che lo sia per tutti!

NEW YEAR

corsa, emozioni, eventi, running

La mia #WeOwnTheNight

Anche quest’anno ho partecipato all’evento organizzato da Nike a Milano, la mia seconda #WeOwnTheNight.

L’attesa è sempre il momento che preferisco: a parte i disagi organizzativi per raggiungere Piazza Gae Aulenti, cuore della manifestazione, visto lo sciopero indetto da ATM (per poi scoprire che la metro era attiva!), è bello cercare le altre runners che hai conosciuto solo virtualmente, ritrovarsi al punto d’incontro stabilito e sentirsi unite con la stessa voglia di divertirsi e correre. E’ stato quindi un piacere rivedere Martina, Betty, Gloria, Ilaria, Giorgia, e abbracciare le nuove #runningformommies!

Ero talmente agitata che l’unica cosa che sono riuscita a fare è riprendere qualche istante della fase di riscaldamento:

LA PARTENZA

Quest’anno, eravamo divise in tre griglie: viola per le runners esperte, verde per chi corre a passo medio e gialla per chi corre a passo “tranquillo”. Ho apprezzato la novità, perché l’anno scorso ero partita piuttosto in fondo ed avevo fatto davvero fatica ad “uscire” dal gruppone. La partenza è stata sempre lenta ma il gruppo di testa si è subito diramato e allungato. Ho però sofferto l’orario di partenza (ore 21,30): a mio avviso troppo tardi, anche perché dopo i primi km era già buio!

Rimango perplessa su certe giovani runners incontrate alla start line: una ragazza indossava una giacca pesantissima antivento e antipioggia, “perché le dà fastidio sentire l’aria fredda (27°!!!) addosso alla pelle e sulla maglia sudata”. [vabbuò, ma forse hai proprio sbagliato sport!]. E dopo il primo chilometro, ho realizzato che la maggior parte di quelle che indossavano il bracciale viola erano “chimere” perché le ho perse quasi subito. Del resto si sa, finire in qualche selfie delle vere top runner in prima fila ha il suo fascino!

IL PERCORSO

Percorso #weownthenight
Percorso #weownthenight

Sinceramente? Mi aspettavo molto di più. Nei giardini e nel parco Sempione la visibilità era davvero scarsa e spesso rischiavi di mettere i piedi in qualche buca… #nogood! In alcuni punti, ho corso praticamente da sola, tra il traffico [e pure una Limousine che faceva manovra!!] con il solito malumore dei milanesi imbruttiti (Dio, quanto siete insofferenti!!!) e la scarsa partecipazione di chi assisteva, indifferente, alla corsa. Alcuni pezzi li ho trovati proprio noiosi, e quindi mi divertivo a leggere gli #hastag impressi sul retro delle magliette di chi mi precedeva. Quella con #leonessa mi ha davvero sconvolta: purtroppo l’occhio mi è caduto sul “latoB” e ho pensato che l’# avrebbe potuto essere diverso. Per di più, già sei immensa proprio lì, ma perché anche il braghino “infrachiappe”? Perchè? Un’altra, molto carina, con tanto di chignon da ètoile della classica, correva sfoggiando il suo #runlikeabeast. Eddai. Poi c’era un terzetto con #Le Tap, ci ho messo poco a capire che probabilmente ironizzavano sulla loro statura. Carine. Infine, la migliore in assoluto, La Vale c’è!! Sia mai che non ce ne fossimo accorte!

Altre cose che non capisco, in contesti come questi, sono quelle che corrono con il k-way legato in vita, che poi scivola, che poi devi fermarti ad allacciarlo, che ti crea un’umidità pazzesca al giro vita e che, siamo realiste, dà fastidio mentre si corre. Oppure quelle che ti sorpassano ad un passo che manco la Straneo, e poi si fermano e camminano. Ma che comunque tagliano il traguardo prima di te. #misteridellacorsa. O ancora quelle che hanno corso copertissime, così se piove, sono attrezzata. Ma perché tutta sta sofferenza?

Ho adorato il boypacer che correva con la musica a manetta e ogni tanto incitava noi ragazze. Grazie davvero, anche se non sempre ho avuto la forza di urlare, mi hai dato una carica fottuta e aiutato in alcuni “istanti” di intensa fatica.

Quello che mi resta è il bellissimo ingresso in Arena, completamente illuminata di fucsia, anche se la musica di sottofondo, suggestiva inizialmente, alla fine stancava… Bello il passaggio in Duomo dove mi sono caricata sulle note di Emis Killa e bello il pezzetto finale sotto il portico: luminoso, brillante e allegro.

L’ARRIVO

Come sorpresa finale, l’arrivo era in leggera salita. E appena imboccato il rettilineo, sono stata travolta dal tifo dei ragazzi che erano ai lati. Grazie, ma davvero non ne avevo proprio più. Ho recuperato le energie e la lucidità mentale camminando nel percorso obbligato in cui ci è stato regalato il bracciale @sharethelove realizzato appositamente per l’evento.

Share the Love
Share the Love

Al ristoro, c’erano succhi, acqua e barrette energetiche. Ma quando è arrivato il grosso della corsa, era praticamente irraggiungibile.

Sono curiosa di vedere le foto ufficiali, ho voglia di rivedere alcuni parti della corsa, che forse non mi sono goduta abbastanza. Pare ci fosse un pezzo con una mini orchestra di musica classica, che proprio mi è sfuggito [probabilmente ero in apnea…].

Questo è il mio photo collage ricordo. Ringrazio tutte le Amiche, vecchie e nuove, per aver condiviso questa #ExperienceRun. E a Chiara che mi ha seguita in diretta da casa (solo tu! Sei un mito!)

In diretta con Chiara
In diretta con Chiara

All’anno prossimo!

wont
La mia #WONT

P.s.: [non me ne vogliano le runners di cui ho scritto, la cosa è volutamente ironica. Vi lovvo e vi stimo sorelle!]

corsa, emozioni, running, solidarietà

Un sorriso che non si può dimenticare…

La sala è quasi piena, siamo tutti in attesa del suo arrivo. E quando raggiunge l’ingresso, quasi non me ne accorgo, solo il silenzio dell’attesa e un lieve brusio.

Giusy Versace

Lei è bellissima, cammina perfettamente e sorride. Un sorriso che esprime mille parole. Ed inizia il suo racconto, la sua testimonianza di vita.

Giusy Versace ha 28 anni, è nel pieno della sua vita: è bella, felicemente fidanzata, è una donna in carriera, vive in una stupenda famiglia ed è circondata da tantissimi amici. Il 22 agosto del 2005 decide di interrompere le sue vacanze estive per un imprevisto appuntamento di lavoro, noleggia una macchina ed imbocca la Salerno-Reggio Calabria. Ma a quell’appuntamento non arriverà mai, perché all’uscita di una galleria viene travolta da un temporale fortissimo che le fa perdere il controllo dell’auto, sbatte violentemete contro il guardrail che finisce sotto lo sterzo dell’auto, proprio all’altezza delle sue gambe.

In una frazione di secondo, Giusy si rende conto di quello che le è accaduto. In quel preciso istante deve decidere cosa fare: lasciarsi morire o affrontare la realtà. Capisce che la paura di morire è uguale alla voglia di vivere. Cerca di uscire dall’abitacolo, con le poche forze che le restano. Con la voce rotta dall’emozione, ci racconta di come inizia a pregare la Madonna, perché le dia la possibilità di trovare un modo per avvisare suo papà, perché lui saprebbe cosa fare, e perché ha paura che l’auto stia per esplodere e nessuno saprà mai che in quell’auto bruciata c’era lei. Finché arriva Salvatore, il primo automobilista che si ferma a soccorrerla, che  avvisa subito il padre di Giusy e chiama i soccorsi.

Quando riapre gli occhi, Giusy è nel reparto di rianimazione dell’Ospedale di Cosenza. E da qui inizia la sua avventura: i giorni in rianimazione, le notti in bianco perché non riesce a dormire e l’insonnia la tormenta, ed ogni volta che ci prova ha paura che se chiude gli occhi, muore. Giusy racconta del lunghissimo periodo vissuto presso il Centro protesi Inail di Budrio, a Bologna. Guarda le persone che la circondano: sono tutti disabili e amputati come lei, e la prima impressione che ha è quella di essere circondata da “mostri”. Come lei.

Lancia un messaggio forte:

la gente ha paura del “diverso”, la gente guarda perché non è abituata a vedere e non sa guardarti. Se ti poni in modo naturale anche gli altri ti percepiscono in modo naturale.

Ascolto con commozione il suo racconto. E mi chiedo come possa, questa Donna che è qui davanti a me, ad aver trovato la forza per vivere e superare tutto questo. E soprattutto, come possa sorridere così, e trasmettermi tutta la serenità e la grinta con cui me ne torno a casa.

Ho appena iniziato a leggere il suo libro, la storia della sua nuova vita: Giusy ora ha fondato una Onlus per dimostrare che “loro” esistono e per dare un’opportunità di vita migliore a chi ne ha bisogno. E corre. Ha iniziato per curiosità, per il gusto di farlo, perché lo sport è una grande terapia, aiuta a superare i propri limiti. Perché “se vuoi, puoi”!

E ci ha preso gusto! Giusy corre così forte che è Campionessa Italiana dei 200 e dei 100 metri. Guardate qui:

Non sono riuscita a non commuovervi, guardando Giusy in azione. Perché so quanta fatica si fa, per ottenere certi risultati. Non posso nemmeno immaginare quanti ne debba fare lei, ogni giorno, con le sue “gambe da corsa”.

E soprattutto, penso che il suo libro non poteva avere titolo migliore, perché davvero “con la testa e con il cuore si va ovunque”.

Con la testa e con il cuore si va ovunque: Storia della mia nuova vita (Ingrandimenti)

Questa è la dedica che mi ha fatto, e che farò leggere presto ai miei figli.

dedica